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Tokyo e Giappone: Parte Seconda. Kamakura.
Scritto in gennaio 2001, ultimo aggiornamento in data 1 settembre 2001. Copyright 2001 D. Brigo.

Damiano al tempio Zen Hokoku-ji di Kamakura, 18 dicembre 2000.



Lunedì 18 dicembre: Se avete solo un giorno in Giappone, ecco il posto ideale... Kamakura mon amour!

Lunedì 18 dicembre è il primo giorno di vacanza dopo la conferenza. Decidiamo di andare a Kamakura, a 50 km da Tokyo. Si tratta di una località turistica anche per i giapponesi stessi, che in estate ne affollano le spiagge o comunque vengono a visitarne i monumenti. Il clima caldo dovuto anche alla vicinanza del mare la rende meta frequente degli abitanti di Tokyo. La mia guida dice che se durante un viaggio a Tokyo si ha una sola giornata libera per il turismo, Kamakura è la meta giusta. Noi siamo interessati a vedere un minimo di Giappone extra-Tokyo, e in particolare la statua del Buddha gigante in meditazione di tredici metri (Daibutsu), più alcuni tra i sessantacinque templi shinto-buddhisti e giardini zen della zona. Uscendo dall'albergo a Tokyo troviamo il professor Daiba che sta andando a trovare un collega russo che alloggia al nostro stesso albergo. Ci accordiamo per sentirci più avanti. Usciamo e prendiamo il treno a Tokyo centrale in mattinata e partiamo.
Procediamo in direzione sud ovest e il paesaggio che vediamo dal finestrino è abbastanza sconfortante. La periferia di Tokyo è molto densa, edifici ammassati le cui mura distano al più poche spanne. Le finestre sono quasi inutili, anche spalancandole ci si ritrova davanti il muro annerito dallo smog dell'edificio di fronte. Viene da chiedersi perché le istituzioni Giapponesi non impongano un minimo di standard per evitare queste situazioni, ma poi ricordo la densità di popolazione… Il treno continua. Molta gente dorme durante il viaggio. Ricordo che spesso abbiamo visto persone dormire anche in metropolitana. Sembrano sfinite, forse hanno fatto qualche turno notturno a Tokyo e ora stanno tornando alle loro case di periferia. Il treno ha un display luminoso che indica la prossima stazione sia in ideogrammi sia in caratteri alfabetici. Dal finestrino si vede la grande scultura con la testa di Kannon (bodhisattva della misericordia) su una collina. Arriviamo a Kamakura e scendiamo.
La città è interessante. Alla stazione una signora addetta alle informazioni turistiche ci porge una mappa e ci segnala le tre attrazioni principali, consistenti in un paio di complessi di templi e nel grande Buddha. Io insisto chiedendo se c'è altro, avendo in mente anche qualcosa di meno turistico. Ci segnala allora un paio di siti zen, con dei bei giardini, che in effetti sono un po' fuori dal giro principale. Cominciamo la visita dal tempio principale, e per arrivarci percorriamo una via pedonale piena di negozi per turisti con prezzi decisamente elevati. Si parla di parecchie decine di migliaia di yen per singole tazzine o coppette decorate, per esempio.
Giunti al complesso di templi che costituisce il santuario Tsurugaoka-Hachimangu, posto su una collina, scorgiamo le enormi porte "torii" (a pi-greco) e la lunga scalinata che conduce ai complessi superiori.
 
 

Kamakura, 18 dicembre. Un ponte sulla via che conduce al tempio Tsurugaoka.

Le porte torii sono tipiche dei templi shintoisti. In genere sono tre in successione, e servono a purificare il devoto mentre vi passa sotto. Hachimangu è una divinità della guerra, patrono dei Minamoto: il tempio originale risale al 1063 ma è stato spostato poi nella posizione attuale nel 1191, ed è stato teatro di eventi drammatici. Davanti alla porta esterna un signore con un carretto è a disposizione di possibili clienti per fare il "taxi umano". Saliamo i gradini e il complesso si rivela interessante anche per le architetture inconsuete per i nostri standard e per il contesto naturale in cui è immerso, che risulta piacevole e riposante.
 
 

Kamakura, tempio Tsurugaoka e dintorni, 18 dicembre 2000.

Lasciato questo primo complesso di templi continuiamo la visita a Kamakura dirigendoci verso i due giardini zen, che raggiungiamo con una camminata in direzione esterna al centro. Lungo la via passiamo anche per l'accesso iniziale conducente al tempio Sujimotodera, forse il più antico tempio zen di Kamakura, scorgendo una quantità di cartelli a ideogrammi lungo la scalinata che penetra nel verde, ma non essendo la visita in programma passiamo oltre.
 
 

Kamakura, scalinata che conduce al tempio Sujimotodera, 18 dicembre 2000.

Il primo dei due templi zen che visitiamo è il Jomyo-ji. Gli edifici sono sobri e i loro colori in armonia con quelli del giardino. Vediamo anche un cimitero, che spicca per l'assenza di croci e per l'abbondare di monoliti o parallelepipedi con iscrizioni in ideogrammi. A parte questa differenza, però, l'atmosfera è molto simile a quella di molti dei nostri cimiteri. Immagino che i luoghi di sepoltura dei defunti risultino necessariamente simili, indipendentemente dalla religione prevalente. Il giardino e la capanna in legno per la meditazione sono molto belli nella loro apparente semplicità, e i colori dell'autunno si fondono in modo quasi continuo, con molte tonalità di marrone fino a estremi gialli e rossi, in un miscuglio che ha un'armonia quasi magica, grazie anche ai magnifici ciliegi.
 
 

Kamakura, 18 dicembre, tempio zen Jomyo-ji, sala di meditazione.

Anche il secondo tempio, l' Hokoku-ji, che si trova poco a sud al di là della strada principale che attraversa il paese, è molto interessante. All'esterno osserviamo la tradizionale campana percuotibile lateralmente con un tronco, il giardino molto bello, ancora il magico fondersi del colore rosso-giallo delle foglie con il marrone-verde delicato della vegetazione.
 
 

Kamakura, 18 dicembre, giardino del tempio Hokoku-ji.

Visitiamo anche il giardino posteriore con enormi piante di bambù alte parecchi metri. Un sito decisamente incantato.
 
 

Kamakura, 18 dicembre. Fabio osserva il giardino di bambu' del tempio Hokoku-ji.



Alle 6.00 di mattina di domenica qui è possibile praticare zazen, e mi rattrista il fatto che non ne avrò l'occasione.
Usciamo e andiamo verso la fermata dell'autobus che pensiamo di prendere per tornare verso la stazione ferroviaria, da cui riprendere la visita. Presso una delle onnipresenti macchinette per le bibite calde e fredde, adiacente alla fermata, prendo una limonata Kinrin. Arriva l'autobus. Si sale dalla porta centrale, si ritira un biglietto e si paga all'uscita. Qualche bambino ci guarda stupito, evidentemente incuriosito anche dai miei occhi chiari, mentre i genitori gli fanno cenno di non fissare. A fianco degli strumenti di guida, l'autista ha delle incredibili macchinette convertitrici di monete/banconote in monete di taglio più piccolo. Con elevata destrezza ci dà il resto per i biglietti che paghiamo con banconota, e scendiamo alla stazione in attesa dell'autobus che porta al Daibutsu.
Mentre aspettiamo, passano molte ragazze e ragazzi in uscita da scuola, tutti in divisa. Le ragazze portano giacca e gonna blu, con calzini bianchi e scarpe mocassino nere. È stagione avanzata e spesso è freddo, sicché alcune scolare hanno delle calze bianche lunghe stile aerobica che però al momento tengono arrotolate verso il basso, con uno strano risultato estetico. Più tardi vedremo invece ragazze vestite in modo simile ma con calze normali (da donna) blu scuro. Non capisco però se la differenza sia dovuta all'età o se scuole diverse richiedano divise diverse. Questo aspetto delle divise mi incuriosisce, viste le molte ragazze in età  appena post-scolastica che girano a Tokyo con capelli tinti di viola e parecchi centimetri di tacchi e zeppe. Al contrario, l'abbigliamento dei ragazzi non sembra variare altrettanto con l'età o la scuola… classica divisa blu da studente alla "Ataru Moroboshi"/"Tommy la stella dei Giants" per tutti. Alcuni indossano scarpe da ginnastica e anche il berretto abbinato alla divisa, ma le scarpe non sono tutte uguali, e qualcuno porta anche scarpe eleganti.

Arriva l'autobus che ci porta al grande Buddha. La statua è stata fusa nel 1252, ed era rimasta chiusa in una sala di meditazione che venne distrutta da un'inondazione nel 1494. La statua misura 13 metri di altezza, 29 metri di larghezza alla base e pesa almeno 90 tonnellate. Da lontano è già impressionante. Le fattezze non sono quelle di un asceta indiano ma di un giapponese. Mostrando un classico viso massiccio e occhi giapponesi, e seduto leggermente incurvato in avanti, il Buddha Amida della luce infinita nel paradiso d'occidente fa una certa impressione. Scatto una ventina di fotografie, poi entriamo nella statua di bronzo da una porticina sul fianco, sebbene l'accesso ai piani superiori dell'interno della statua sia bloccato. Vicino al sito ci sono alcuni chioschi per souvenir all'occidentale, i cui gestori incoraggiano i clienti a comprare, i primi di questo tipo che vedo da quando sono arrivato in Giappone.
Lasciamo il grande Buddha e ci dirigiamo verso il tempio di Hase Kannon, divinità della misericordia, con all'interno una statua lignea di Kannon alta nove metri. Questo tempio è sede della setta buddhista Jodo-Shu, e costituisce il secondo grande complesso che viene generalmente suggerito ai turisti. Non so se sia a causa dell'ora propizia, ma questo complesso di templi sembra godere di un'elevata frequentazione popolare. Molti devoti salmodiano, famiglie e bambini sono in visita, si vede una certa attività celebrativa che nei posti precedenti non avevamo riscontrato. Nei giardini si vedono anche le centinaia di statuine di pietra che avevamo visto anche altrove, alcune addobbate con sciarpine, bavaglini rossi, cappellini o altri accessori in miniatura.
 
 

Kamakura, 18 dicembre. Daibutsu e sulla destra Jizo, presso il tempio di Hase Kannon.

Raffigurano un sacerdote calvo che tiene in una mano una pietra preziosa e nell'altra un bastone con tre anelli. Si tratta di Jizo, il patrono dei bambini, delle donne incinte e dei viaggiatori.
Ci dirigiamo verso un edificio dove i fedeli si ritrovano per un caffè e dei dolci. Prendiamo un caffè e delle polpettine di riso dolce con salsa di soia.
 
 

Kamakura, 18 dicembre. Damiano davanti al tempio di Hase Kannon e Fabio sul giardino di accesso.

Finita la visita usciamo dal complesso e riprendiamo la via verso la stazione, con bancarelle che vendono pesce crudo, dolci e altro. Giunti alla stazione, saliamo sul treno per Tokyo. È quasi sera. Molti scolari stanno tornando a casa in treno, ancora ragazzi e ragazze in divisa, ragazze più grandi in abbigliamento ribelle ma anche signore e giovani donne eleganti, e uomini in tuta da lavoro o in giacca e cravatta. Noto una ragazza dai lineamenti raffinati e delicati dall'espressione assorta e sui ventiquattro anni con capelli nero naturale di lunghezza media che scendono compatti fino a sopra le spalle, con un vestito elegante rosso bordeaux scuro, calze grigio scuro, e labbra, scarpe e borsetta lucide e in tinta con l'abito. Vorrei scattarle una fotografia ma sono sprovvisto di Flash, quindi accantono l'idea e osservo il paesaggio urbano, senza però trovare nulla di particolare da fotografare. Scolari e lavoratori salgono e scendono alle fermate intermedie lungo tutto il percorso per Tokyo, e alcuni studenti hanno l'aria molto stanca. Il treno si mantiene in perfetto orario.
Giunti infine alla stazione torniamo all'hotel. C'è un messaggio del professor Daiba che ci invita i due giorni successivi in montagna per un giro ad Hakone e sotto il monte Fuji. Telefoniamo e ringraziamo per la proposta molto generosa e proponiamo come alternativa la meta del programma già redatto, cioè Nikko. L'indomani però impegni imprevisti del professore renderanno impossibile l'incontro, ma ci ripromettiamo di combinare un meeting successivo.

Dopo la telefonata e un breve riposino andiamo a passare la serata ancora a Roppongi. Per cenare sul sicuro andiamo su un filetto di vitello e un pollo arrosto con abbondanti contorni da Tony Roma, un ristorante non propriamente Giapponese, che scopro a posteriori essere consigliato dalla guida. Usciti, passeggiamo per Roppongi verso la torre di Tokyo quando un personaggio di un metro e novantacinque con la stazza di un carro armato ci stringe la mano e ci invita a vedere il "suo" bar, il Wall Street pub… come rifiutarsi? Si chiama Peter ed è un nero Americano. Il posto non è male ma è ancora deserto, quindi camminiamo e gli diciamo che ripassiamo forse dopo. Peter ama conversare e ci dice che l'Italia gli piace, che è cattolico e che secondo lui le donne italiane sono le migliori, perché per lui costituiscono una vera sfida, mentre le altre sono troppo facili da conquistare. Mentre mi chiedo perché con noi italiani gli stranieri parlino spesso solo di donne o di religione, sebbene questo sia meglio della solita pasta, mafia, nutella, calcio, ferrari e mamma, salutiamo Peter e riprendiamo la nostra camminata verso la torre di Tokyo.
A proposito di religione, incrociamo un sacerdote cristiano che riconosco dal colletto tipico, e poco dopo passiamo a fianco di una chiesa cristiana, arrivando infine alla torre illuminata, che brilla nella notte. La torre risale al 1958 ed è stata realizzata sul modello della tour Eiffel. Mentre la torre francese misura 300 metri e mezzo di altezza, la torre di Tokyo misura 333 metri, risultando quindi più alta. Pur essendo leggermente più grande della torre Eiffel, è sistemata in mezzo a degli edifici senza un apparente criterio, diversamente dalla corrispondente sorella Parigina. Anche sotto la torre stessa c'è un edificio di cemento. I tralicci danno l'impressione di essere meno spessi ma più fitti di quelli della torre Eiffel, ma forse è solo un'impressione prospettica, e la base, vista da sotto, sembra più grande. Indubbiamente, la torre illuminata fa una certa impressione, dando anche l'illusione ottica di essere storta quando vista da sotto.
Torniamo infine verso Roppongi centro. Sono ormai le 23.00 circa quando entriamo in un supermercato notturno e compriamo un paio di volumetti di manga per i nostri amici in Italia, per poi uscire e continuare a passeggiare. Vicino alla metropolitana entriamo in una libreria. Non hanno quasi niente in lingua inglese, e i romanzi e manga hanno un aspetto strano per noi, scritti sempre dall'alto verso il basso e da destra a sinistra. Inoltre, si sfogliano all'incontrario. Inutile insistere, non ci capiamo niente, e decidiamo infine di tornare in hotel.
 
 

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